martedì 2 settembre 2008

Il fascino discreto di mangiare cose a caso

Siamo circondati da convenzioni. Abitudini ed usi talmente radicati da confondersi nell’approssimativa e sonnacchiosa quotidianità. Ci stupiremmo di chi potrebbe avere la saggia idea di portarsi una sedia da campeggio alla fermata del tram, ma troviamo perfettamente normale non porsi domande sul perché nella nostra cultura altamente civilizzata sia contemplato mangiare cibo assurdo di derivazione ancora più assurda.
Non intendo disquisire sui gusti della gente, ci mancherebbe, ma quel che mi chiedo è chi sia stato il primo uomo (o cane) ad essersi prodigato nello scavare per noia, trovare un tubero fondamentalmente orripilante che non pare dire altro che Sono un rifiuto della natura, ti coprirai di piaghe purulente se oserai venir meno alla tua sana prima impressione e venire meno alla propria sana prima impressione.


Il tartufo sembra il naso della Strega Nocciola, ma del colore dei Gargoyles e delle dimensioni della pallina di sterco sospinta dallo stercoraro. Posso anche concepire che a qualcuno possa piacere, che qualcuno possa trovare vagamente sensato addestrare cani, osservare zone in cui queste disgrazie del creato si radunano e decretarle aree in cui l'immane schifezza è da considerarsi più pregiata, ed indire sagre dell'immane schifezza in cui gustare in compagnia di altri estimatori dell'immane schifezza commenti entusiastici sull'immane schifezza. Quel che mi chiedo è ancora una volta perché e come possa mai essere venuto in mente a qualcuno di poter anche solo assaggiare una cosa del genere.

Passiamo ad un altro paradosso, spostandoci nel patinato regno dei dolci al cucchiaio.
Parliamo del Tiramisu. La preparazione di questo dolce è in verità estremamente semplice e veloce, tranne che per un piccolo dettaglio.
Vi serviranno una trentina di savoiardi, quattro o cinque uova, due scatole di mascarpone, duecento grammi di zucchero a velo e del caffè. Si separano i tuorli, si unisce lo zucchero a velo ed il mascarpone e si cerca di rendere il tutto una cosa omogenea. Ed assaggiare per credere, quel che ne viene fuori ve lo mettereste in un gigantesco abbeveratoio per criceti in modo che quel sublime nutrimento vi accompagni per il resto della vostra esistenza.
Non prima, però, di aver unito gli albumi montati a neve.
E che cacchio sono? E perché dovrei farlo se questa roba è già buona? Chi accidenti si è svegliato, un bel giorno, e con il cuore gonfio di dolore nel veder sprecata una tale quantità di sostanza molle, puzzolente e collosa s'è inventato un modo per buttarcela dentro comunque? E mica in modo semplice, che uno se la metterebbe anche via e si direbbe che vabbè, chi lo sa in fondo, magari a qualcosa fa bene.
No! La stessa massaia pazza che ha inventato il tiramisu ha deciso di inserirci un ingrediente fondamentalmente irriproducibile in modo che le amiche pronte a dirle "Ma è una cazzata!" avrebbero maledetto il giorno in cui l'uomo è diventato Erectus e poi Habilis.
Montare gli albumi a neve significa fondamentalmente sbatterci dentro un frustino preferibilmente elettrico se non volete rischiare che per inerzia il vostro braccio goda di un movimento sussultorio spontaneo per il resto della vostra vita, ed attendere per un tempo in cui farete a tempo a chiedervi se avete sbagliato tutto nella vita. Dato che voi non dovete fare praticamente niente se non cercare di evitare che la chiara d'uovo vi schizzi addosso ricoprendovi di una sorta di blob che quando è in quantità inferiori alla goccia e generalmente addosso a voi si solidifica all'istante, mentre quando è radunato in ciotole si ostina a rimanere liquido e molliccio. Il contrario dei piranha, che da soli non valgono un pesce pagliaccio.
Le chiare d'uovo montate hanno raggiunto la consistenza necessaria se il solco tracciato con un coltello rimane visibile.
Eh? Chi ha deciso che deve essere così? Cosa ne viene ad una crema se do ad una cosa nata liquida l'aspetto del marmo? Ma di nuovo perché mai una persona dovrebbe aggiungere a qualcosa di buono qualcosa di schifoso? Perché il tartufo posso anche comprenderlo, ma voglio stringere la mano ad un mangiatore di albume.
Non voglio poi sprecare troppe parole per le meringhe. E' evidente che presi dal panico quelli del movimento "dignità per l'albume!" si sono detti "Occielo, e adesso che ne facciamo di tutto questo albume?", lo hanno gettato in un forno nel quale poi hanno deciso di ritirarsi a vita privata e per inedia hanno compiuto il folle gesto di assaggiare quella sostanza biologicamente alterata. Il loro organismo ne ha poi risentito a tal punto da influire sul patrimonio genetico, e riproducendosi per noia costoro hanno dato origine alla nostra generazione, che per evidenti disfunzioni papillari trova che le meringhe siano buone. Non c'è alcun motivo per cui una cosa disgustosa prima di entrare nel forno possa diventare buona dopo avervi soggiornato. E sottolineo disgustosa. Le polpette ikea non sono un termine di paragone.

mercoledì 25 giugno 2008

Step one: gli appassionati di telefilm.

Da che mondo e mondo i writers tarano ogni minimo sviluppo di un'idea su persone che ritengono evidentemente imbecilli.
E' un fatto, è la tesi che ladies and gentlemen andrò ora a dimostrarvi, ma è inutile dire che se seguite assiduamente serial, non capirete. Queste mie parole vi passeranno davanti come un'intervista in inglese a Trapattoni (o Berlusconi, cambia la radice ma non il risultato), inintellegibile ai più di entrambe le nazionalità.

Dunque, l'antesignana questione è Superman. L'uomo che tutti sappiamo cambiarsi con una piroetta in una cabina telefonica, indossando una virile tuta attillata dai colori pastello ed un aerodinamico mantello. L'uomo che tutti (all'interno o all'esterno della vicenda) sanno essere poco avvezzo ad avvicinare kriptonite. L'uomo la cui identità è tuttavia custodita da un paio di occhiali.
Io credo che ogni persona sana di mente si chieda a questo punto come un qualsiasi villain - che sia o meno fisionomista - possa non accorgersi che Superman o Sailor Moon o Superpippo agiscono praticamente a volto scoperto.
Ok, stiamo uscendo dal seminato, ma la mia teoria è che un autore in linea di massima questa domanda se la ponga. E' evidente, tuttavia, che la risposta che questi si dà è "Mah, chi mai ci farà caso?". Non c'è altra spiegazione, se non ci si affanna a nascondere una cosa veramente stupida le opzioni sono due:
a) anche l'autore della cosa veramente stupida non la trova stupida. Ma io penso che un autore stupido non sarebbe in grado di scrivere Superman, o Sailor Moon o le mirabolanti avventure di Superpippo e della supernocciolina.
b) si ritiene che chi avrà davanti la cazzata non la vedrà come tale. Ho sentito qualcuno che difendeva la scelta di non celare le fattezze di Clark Kent sottolineando il paradosso del fatto che Superman è la vera essenza di Clark Kent, e Clark Kent il reale travestimento. Ma a me pare una scusa che sa tanto di cazzata, e se gli autori di questa teoria non la vedono come tale sono evidentemente stupidi per il sillogismo precedentemente esposto e quindi bla bla bla.

Dove eravamo rimasti? Ecco, ho voluto citare la paleoquestione di Superman per evidenziare come la presunta stupidità del pubblico abbia una sua storicità.
Il vero nocciolo della questione sono i telefilm (uso questa parola perché più familiare, ma il termine esatto è serial) sui cosiddetti nerd.
Parliamo di Chuck, come esempio paradigmatico di tutti i personaggi che si vogliono far passare per sfigatelli della situazione, tanto intelligenti e pieni di buone qualità, che poi - colpo di scena! - vengono catapultati in una situazione così assurda e inaspettata che la loro vita cambia radicalmente, e riescono a realizzare il loro originalissimo sogno da persone assolutamente non superficiali e open minded che sono. Conquistare la gnocca del telefilm.
Ora, gli autori-non-stupidi (perché per ovvi motivi anche se la qualità del telefilm non è eccelsa preferisco pensare che chi guadagna migliaia di dollari su una storia traballante non debba essere il più stupido del pollaio) si rendono conto che concludere la vicenda con un appassionato bacio tra una cheerleader e Gad Lerner non è poi così verosimile (o lontanamente gradevole per il pubblico).
Seconda cosa questo tipo di telefilm è tarato su un pubblico generalmente femminile. Che naturalmente dovrà identificarsi / infatuarsi del protagonista distinguendosi dai crudeli-ed-immeritevoli-di-qualsiasi-cosa personaggi collaterali che essendo piatti e superficiali (non certo come il protagonista che certo non si innamora di Rosy Bindi ma dell'immancabile gnocca) non comprendono quanto il protagonista sia simpatico, altruista, sensibile e soprattutto carino. Perché sì, il protagonista É carino.
Torniamo a parlare di Chuck.
Questo è Chuck, e quella a destra ovviamente è la gnocca della situazione.
Credo non ci sia bisogno che io sottolinei il fatto che questo nerdissimo individuo nel mondo reale sarebbe così.
E che rispecchi il classico cliché di ragazzo sfigatello da telefilm con morbidi capelli ricci che nessuno nota, alto un metro e novanta e fornito di un guardaroba terribilmente casual e accattivante che nel telefilm nessuno naturalmente vede come tale. Nell'immagine non si vedono le immancabili all stars.
Ah, per la teoria Clark Kent eccovi l'attore (Zachary Levi) nella sua lampadata quotidianità. Impressionante come riesca a passare da imbaciabile a divo hollywoodiano. Questi attori trasformisti diventano sempre più bravi! Anyway bla bla bla nel telefilm Chuck non ha appuntamenti dall'ultima inversione della polarità terrestre se non con qualche cesso impressionante che il nostro eroe si ritrova disperatamente a valutare. Poverino. L'adolescente media sentendosi molto open minded nella sua cameretta si dice "diamine, io ci uscirei con uno così!". Grazie, ci uscirei anche io, cretina. Devo ammettere che lo preferisco addirittura nella versione telefilm, sono troppo open minded per il patinato divo.
Insomma bla bla arriva questa sgnacchera della CIA o dell'FBI o non lo so, una che sicuramente passa talmente inosservata che anche io la assumerei nella mia società segreta. Comunque bla bla ovviamente chissà che cosa mai potrà succedere.
Ma l'autore medio non ritiene che questo modello sia anche solo vagamente vacillante davanti alla poderosa umana comprensione. Ed in ogni caso svelerò agli scettici una scottante verità. Per andare in onda su NBC ci vogliono degli ascolti. Ascolti=pubblico, e pubblico=gente a cui evidentemente la storia sembra innovativa e convincente.
Mi viene in mente Homer Simpson quando gli viene tolto il pennarello dal cervello. Va al cinema a vedere un film con Julia Roberts e ad un certo punto esplicita quanto sia palese che Julia non sposerà il ricco stronzo. Ed ovviamente l'intera sala s'indigna, mica se l'aspettava!

Ho scoperto di recente un altro telefilm. No, ce l'ho una vita. Sto conducendo importanti indagini sociologiche.
Il telefilm si chiama The Big Bang Theory e tratta di quattro fisici (ovviamente nerd con tutti i luoghi comuni del caso come giocare a D&D e adorare Battlestar Galactica) e di una gnocca che vive nello stesso palazzo di due dei nostri eroi.
Sono rimasta piacevolmente sorpresa dal fatto che nessuno dei quattro protagonisti sia sessualmente appetibile. Una botta di realismo, ho pensato, bene! Chissà come farà il nerd che ovviamente si innamora della gnocca a conquistarla dato che somiglia ad un hobbit e l'altezza è più o meno quella. Nella puntata di Halloween si veste persino da Frodo Baggins, quale suicidio sociale peggiore?
Insomma, sul più bello qualcosa arriva a rovinare l'idillio. O a convalidare la mia tesi, punti di vista.
Vita reale: se una persona è un fisico, si occupa di fisica.
Telefilm: se una persona è un fisico, non solo è uno dei migliori fisici al mondo nonostante non abbia nemmeno trent'anni, ma è onnisciente. Si occupa di fisica, matematica, biologia, genetica e di tutte le nerdaggini dei nerd. Gioca a giochi di ruolo, è appassionato di TUTTI i supereroi della storia dei supereroi, naturalmente non ha una vita sociale e non sa come interagire con le persone, insomma comprende tutto ciò che una persona nella media non è in grado di concepire, nel bene e nel male.
Ora, se la media delle persone nel telefilm è costituita dalla vicina bionda ossigenata che lavora alla "fabbrica del cheesecake" e non capisce in genere una parola di quanto gli altri quattro dicono (contando che per l'80% del tempo citano niente di più di quanto contenuto nei programmi dei licei scientifici), tutto ciò è avvilente.

venerdì 6 giugno 2008

Prologo: persone che potrebbero conquistare il mondo

Time ha pubblicato la lista delle 100 persone più influenti al mondo.
Ci si è scandalizzati per la posizione defilata del Papa, occidentalmente intimoriti per la presenza di Osama Bin Laden, italianamente offesi per la dimenticanza di Silvio Berlusconi. Perché si tratta di niente di più che una dimenticanza, ovviamente.

Detto ciò io, giovane rampante di razza caucasica, che when i was just a little girl i asked my mother what will i be, davanti a certi nomi mi sconvolgo nel profondo.
La mia veneranda età mi ha permesso di venire a conoscenza di qualche grande personalità, la cui mera esistenza ha sanamente calpestato ogni mia arrogante prospettiva. Insomma, arriva l'età in cui ci si convince che siamo un puntolino nell'universo, uno sputo di ragno sulla superficie di quest'atomo opaco del male.
Mi inchino al quarto posto del grande Noam Chomsky. Al diciannovesimo di Nelson Mandela. Al cinquantunesimo di Sonia Gandhi. Sono quasi ammirata per il sessantasettesimo del magnate Rupert Murdoch, l'ottantesimo del regista Ang Lee, sorrido per il centodiciottesimo posto di JJ Abrams.
Tuttavia scorrendo la lista leggo qualche nome che mi provoca un certo nonsoché. Leggo Heidi Klum al sesto posto, seguita da Tyra Banks che sì, mi sta anche simpatica. Tyra, non l'acciuga teutone che è riuscita nello stesso lustro ad avere una storia con Briatore e definire grassa un'altra pertica nel programma Germany's Next Top Model.
Ad ogni modo pazienza, mi sono detta che di certo non posso decidere chi è influente e chi no. E' una classifica del Time, non sarà il New Yorker ma la gente lo legge. Un po' come dice Grillo per Wikipedia, la gente mica è scema, ci mette poco a smascherare le cazzate.
Riprendo a scorrere la lista, e sorrido per Mike Huckabee.
Per George Clooney. Per Will Smith. Per David Beckham, che in effetti è riuscito a presenziare all'improbabile matrimonio tra il nano scientologista (è ora che anche questa buffonata abbia il suo neologismo) e la donna destinata a diventare la casalinga disperata di quel babbeo. In arte Tom Cruise e Katie Holmes.
Tanto di cappello ai tizi di Google (Time ha deciso che non hanno un nome, e vengono relegati nel limbo di "Google guys"). Quasi quasi ho anche rivalutato Matt Damon dopo questo e questo.
Mi si faceva inoltre notare la possibilità del signor Bill Gates di paralizzare tutti i computer in rete del mondo, naturalmente su piattaforma Windows. Insomma, direi che l'aggettivo influente se lo merita (più di altri, ma non voglio stare a puntualizzare), e così il suo ventisettesimo posto.
C'è anche Barack Obama, ed è consolante sapere che il candidato alla Casa Bianca sia ritenuto più potente del presidente ancora in carica. No, in realtà non dovrebbe essere una buona cosa, ma stiamo sempre parlando di George W. Bush.
Nicholas Negroponte si attesta al numero 52, ed io mi domando perché c'è ancora gente che lo sta a sentire. Uno che sosteneva che entro il 2003 sette miliardi di persone sarebbero state connesse a internet non è che un influente scellerato, ma continuo a pazientare. Tanto di cappello a MediaLab, per stare lì qualcosa saprà fare.

Poi accade qualcosa. Qualcosa che mi fa pensare che in fondo posso ancora sperare, che Umberto Eco potrebbe un giorno tenermi aperta la porta, che la frontiera della mobilità sociale non è ancora stata abbattuta, che esiste un'America che ancora permette di costruire un impero su un nichelino.
Vladimir Putin. Colui il cui solo sguardo ha ridotto in lacrime una giornalista (no, non era stato il gesto di Silvio Berlusconi, che certo avrebbe provocato una climax di risate e amichevoli pacche sulle spalle se non fosse che in Russia i giornalisti li ammazzano sul serio).
Ecco, insomma, lui. Seguito dai ragazzi di High School Musical. I quali, per inciso, precedono largamente in lista Mahmud Ahmadinejad.

Tremate, terrestri, il Time mi ha ridato speranza.

fonte: http://www.time.com/time/specials/2007/article/0,28804,1725112_1726934_1726935,00.html